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La Associazione "Huipalas Onlus" fa parte dell'ALBO DELLE ASSOCIAZIONI COMUNALE.

 logo huipalassito web: www.huipalas.it

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Chi siamo

 

Huipalas nasce dall’incontro con P.Alex Zanotelli, Don Donato Panna e altri missionari comboniani,che vogliamo ringraziare per averci fatto amare l’Africa e i poveri prima ancora d’incontrarli.

L’Associazione è un organizzazione non lucrativa di utilità sociale apartitica, le cui attività sono rivolte al perseguimento di esclusive finalità di solidarietà sociale.

L’Associazione opera nel campo della solidarietà internazionale e della cooperazione allo sviluppo, in favore delle popolazioni del sud del mondo e ha come finalità: agevolare la formazione di una “cittadinanza terrestre” che diventa solidarietà e responsabilità nei confronti di ogni figlio della terra; conoscenza delle problematiche relative al sud del mondo per prendersene cura; promuovere e realizzare programmi di cooperazione con i PVS;
promuovere e realizzare programmi di educazione all’interculturalità, alla pace, alla solidarietà e all’educazione ambientale: promuovere campagne di sensibilizzazione sui temi oggetto.

Continua l’iniziativa “Dalle pagine di un diario di viaggio” che l’Associazione Huipalas di Mesagne ha ideato in collaborazione con l’Amministrazione comunale
I cittadini mesagnesi possono seguire le attività, i racconti e le emozioni del viaggio di solidarietà dei volontari, attraverso un DIARIO DI VIAGGIO che può essere letto dalle pagine della rete civica, la parte del sito web istituzionale del Comune di Mesagne dedicato all’associazionismo.   
I volontari sono arrivati il 22 agosto a Nairobi e sono partiti il giorno dopo verso la baraccopoli di Karare nel nord del Kenia, ai confini con l'Etiopia.

 

LA FELICITÀ SALVERÀ IL MONDO


Articolo apparso su SENZA COLONNE Domenica 10/12/2006

Mesagne 7 dicembre ore 12:07

immagine convegno

faccio ingresso nell’auditorium del castello mentre l’oratore, con marcato accento francese, sviluppa un suo discorso di cui ancora devo afferrare il senso. Si interrompe, ha sete, si versa da bere, chiede scusa, ma non resiste a rilevare che la bottiglia da cui si versa l’acqua ha un costo di oltre il 200 volte quella che ci è fornita attraverso i rubinetti – applauso – avrebbe gradito quella. – altro applauso. Il rilievo pare da poco, ma quella mattina, l’acqua, bisogno primario, insieme a temi che non trovano facile ospitalità sociale, come la libertà di pensiero, la felicità, in sintesi l’utopia, sono i protagonisti. Quella mattina a Mesagne per la provincia di Brindisi, negli altri giorni della settimana in tutto il Salento, il mondo accademico dell’università che ha polo anche a Brindisi, cala gli assi del dipartimento di scienze sociali e della comunicazione, con i professori Arrigo Colombo, Cosimo Quarta e Giuseppe Schiavone, per testimoniare da cuore a cuore che la terra ha bisogno dei giovani, della loro vitalità, della loro iniziativa. Quella mattina, gli anziani professori intendono manifestare un percorso diverso, fatto di felicità possibile che unisce con un solo cordone di solidarietà noi ai terzi, i quarti, i quinti mondi della terra. Anche questo è il nostro Grande Salento. Il titolo del seminario, che intende contribuire al forum sociale di Nairobi del 2007, recita testualmente IL SALENTO e l’AFRICA.  Non è molto quello che può fare la piccola sub regione pugliese, ma la sua storia fatta di soggezione al potere oppressivo, al dolore della tirannia, la rende fertile terra di solidarietà per chi ancora oggi vive in altre parti della terra la condizione di schiavo. Il seminario è un fraseggio elegante e forbito di richiami all’utopia, questo luogo ignoto, forse isola del sole, non necessariamente perfetta, statica, ma luogo della felicità, stato naturale, fine di movimenti storici ancorché letterari, che tendono a realizzarla qui sulla terra. E’ compito di un padre del pensiero utopico, il professor Arrigo Colombo, sottolineare come i movimenti degli uomini, da quelli confessionali con l’annuncio evangelico, ma la stessa società di giustizia, la società fraterna, abbiano bisogno di respirare a pieni polmoni, la felicità. Il richiamo allo stesso amore, da noi relegato nella soffitta asfittica del sentimento, può redimere le controversie ideologiche che vedono il mondo occidentale ridotto ad una realtà a sole due dimensioni. Destra e sinistra; Alto e basso; dentro e fuori. Utopia ci invita a ri-programmare, a ri-costruire un’umanità su un modello che riabiliti i vincoli veri, la fratellanza, la giustizia, la dignità e il diritto della persona umana, la libertà, nonché l’uguaglianza e la sovranità popolare. Paiono, agli occhi ciechi di chi ha vissuto l’impegno politico nell’ultimo scorcio del secolo appena trascorso, concetti figliati dalla generazione sessantottina, No, Il professore Quarta invita a retrodatare e di molto il punto di ripartenza. Egli parla di almeno un ritorno ideale a quattro secoli fa, da quando l’egemonia del pensiero dominante si è fatta più presente ed offensiva sull’uomo occidentale. Parla egli dell’HOMO UTOPICO che non appartiene alla categoria della piatta logica della destra o della sinistra, tutti hanno diritto all’utopia. Paiono discorsi difficili ma la platea composta da almeno 7 classi del liceo psico-pedagogico “Palumbo” di Brindisi e rappresentanze del Liceo scientifico e l’Istituto Tecnico Commerciale di Mesagne, sottolinea i numerosi apprezzati pensieri, con applausi da riservare a star dello spettacolo. Capisce la generazione degli adolescenti presenti, capisce eccome!, prende appunti e non si perde il benché minimo passaggio del seminario. Tra i professori la figura della guest star è riservata all’economista e filosofo francese Serge Latouche, il padre di un pensiero rivoluzionario quanto affascinante. Fare l’amore fa bene al pianeta. Già. Chi si aspetta che questa sia la pazzia oratoria di un erotomane sta proprio fresco! L’amore è quel sentimento avvolgente, totalizzante che realizza uno stato di grazia, nel quale, e solo lì, è pienamente comprensibile il percorso di recupero o di decrescita felice che porta una società opulenta ad una realtà a misura d’uomo. – Ho fatto un sogno – esordisce ad un tratto il professore francese – corro per le elezioni presidenziali francesi e presento il mio programma nel quale inserisco alcuni temi, come il fabbisogno ecologico; la trasformazione del tempo di lavoro, con più tempo per l’ozio, non il padre dei vizi, ma l’esercizio delle più elevate e libere attività dell’uomo per il raggiungimento della felicità; la riorganizzazione dell’agricoltura per incrementarne la presenza nel prodotto interno lordo e il piano MENO WATT non maga watt, ovvero ridurre il fabbisogno energetico per decrescere l’economia e far crescere la speranza della felicità. Vinco le elezioni ma dopo una settimana vengo assassinato. Applausi di solidarietà. Il mio pensiero corre ad uno strano paese asiatico, dove già si sperimenta la felicità, una piccola repubblica ai confini con la Mongolia, la Kirghisia dove il tempo lavorativo per settimana, a parità di stipendio, è ridotto ad un giorno su sette. I rimanenti sono dedicati alla vita, alla scoperta del mondo, all’incontro vero con i propri simili. (cfr – Lettere dalla Kirghisia di Silvano Agosti). I professori sono ansiosi, vogliono sentire le domande dei giovani, hanno fretta, di infodere speranza, la speranza dell’utopia, ultima dea. La generazione che gli è di fronte è forse l’ultima che eserciterà il rito della procreazione, ma i loro figli, stando alle allarmistiche, ma concrete previsioni di agenzie internazionali stabiliscono un punto di non ritorno: la terra corre inesorabile verso la sua fine entro il 2050, se entro domani, non si frena drasticamente la corsa di una crescita abnorme ed incontrollata. Stenta il dialogo, è una gioventù bella quella assiepata nell’audotorium, ha voglia di gioire, sperare, costruire, ma ha fretta anch’essa, il pullman deve riportarli a scuola, il tempo è scaduto, il reo tempo, vero tiranno d’oggi, comprime, tritura, offende. Ho con me Irene, la più giovane tra i giovani, le ho fatto rinunciare ad un giorno di scuola, per una lezione sulla felicità, nel suo sguardo incerto e terrorizzato la nuova consapevolezza di una società suicida. Ironia della sorte potrebbe mai vedere l’alba dell’età che ha oggi Latouche, gli scatto una foto col pensiero rivolto al compito mio, nostro di salvare questa madre terra. La sala si è svuotata, gli oratori pian piano recuperano il tempo per la pausa pasto, piccola e minuta in un angolo scopro una presenza imponente nella sua discrezione, una testimone di un movimento cristiano che si ritrova attorno ad un missionario, il padre comboniano Alex Zanotelli. Indossa una sciarpa multicolore, wipala, la minuta ma maiuscola signora. Scopro che quello è il segno della resistenza alla tentazione di divenire consumatori di questo mondo. Il segno di chi vive una testimonianza attiva contro la grande abbuffata delle risorse del pianeta, dall’acqua al petrolio, per non dimenticare il tempo, si proprio il tempo quella risorsa di cui non possiamo fare a meno per perseguire la felicità. Nasce anche così la speranza di migliorare già da oggi il nostro pianeta da questo nostro minuscolo salento.
                                                                                                                          Giancarlo Sacrestano